La Parrocchia di Isola della Scala aveva nei secoli passati molte proprietà che le garantivano cospicue rendite, era pertanto molto ambita e per questo attribuita direttamente dal Papa a prelati dell'alto clero che si limitavano a percepirne le rendite senza mai abitarvi commissionando ad altri sacerdoti il compito di guidare la parrocchia.
E' per questo che nel '400 compaiono nomi di cardinali illustri che però mai risiedettero a Isola della Scala.
Fino a qualche tempo fa si riteneva che il titolo di Abate al rettore pro tempore della Pieve fosse stato concesso, a partire da Gerolamo Bongiovanni, dal Papa Clemente X con suo Breve del 1672. Il primo storico a citare la vicenda è Giambatista Biancolini nel '700 in Notizie storiche delle chiese di Verona nel libro III alla pagina 293; passaggio ripreso nel 1882 dall'Abate Garzotti nel suo libro Le pievi della città di Verona e la pieve d'Isola della Scala a pag. 59. Tale tesi viene ribadita da Bruno Chiappa nel 1979 nel testo Santo Stefano di Isola della Scala, una parrocchia attraverso i tempi a pag. 81. Recenti studi effettuati presso l'Archivio Segreto Vaticano hanno dimostrato che relativamente al pontificato di Clemente X (1669-1676) non è stato emesso alcun Breve a beneficio della Pieve di Isola Della Scala. Il titolo di Abate deve essere stato dunque concesso negli anni successivi o addirittura precedentemente; è infatti sempre lo storico Bruno Chiappa che nel volume Isola della Scala, Territorio e società rurale nella media pianura veronese a pag. 213 smentisce il Biancolini, precisando che nella visita pastorale del Vescovo Giustiniani, avvenuta nel 1646, il parroco Bernardino Oliviero compare già con il titolo di Abate. E' dunque Bernardino Oliviero il primo a comparire nei documenti ufficiali con il titolo di Abate.