La lettura critica della Pala è stata curata da Mons. Fernando Pilli.



Pala di G. Battista Levi

La pala dell'altare è opera del veronese G. Battista Levi, datata 1599.



Sembra che il pittore, conoscitore della iconografia simbolica della Sacra Scrittura, abbia raffigurato S. Michele Arcangelo ponendolo nella visione teologica dell'Antico Testamento e successivamente nel Nuovo Testamento.
S. Michele (che significa:"Chi come Dio?") ritratto sulla sinistra in basso, è l'arcangelo che lotta e scaccia Lucifero ("portatore di luce" per il suo splendore) che superbamente non ha voluto riconoscere la Signoria di Dio che l'aveva creato.
L'adempimento della salvezza dell'umanità è avvenuta nel Nuovo Testamento con l'Annunciazione dell'Arcangelo S. Gabriele ("Dio annuncia") a destra in basso, avvenuta alla Vergine Maria che ha generato Gesù il salvatore, figlio di Dio.
La pala dipinta ad olio su tela, sia pure in grave degrado (come si dice, per l'ingiuria del tempo e l'incuria dell'uomo) è composta armonicamente in tre comparti:



A) in basso i due personaggi, S. Michele Arcangelo in atteggiamento dinamico ed eroico con la spada (di fuoco) contro Lucifero (angelo nero a terra decaduto e condannato alla funzione del "Satana", cioè l'avversario, contro l'uomo in dispregio a Dio). Nella raffigurazione, S. Michele tiene nella mano sinistra la bilancia, simbolo della giustizia divina;









B) accanto, compare S. Gabriele Arcangelo (stessa statura e grado celeste di Michele) che annuncia l'avvento della Redenzione dell'uomo a Maria SS. Madre di Dio, indicando con l'indice della destra Maria e portando nella mano sinistra il giglio della verginità, perchè avrebbe generato per opera dello Spirito Santo;





C) il terzo comparto è la parte superiore dell'opera, che rappresenta la gloria e la conclusione celeste della storia divino-umana. Infatti si nota la presenza della "Colomba", simbolo dello Spirito Santo che aleggia sopra la figura di Maria SS., Madre di Dio con il figlio Gesù sulle ginocchia, che gioca con il cuginetto Giovanni Battista (nome cristiano del pittore il cui cognome è ebraico) il Giovannino che sarà il precursore alla vita pubblica di Gesù Cristo l'Emmanuele ("Dio con noi").

Come contorno della visione celeste, tra nuvole luminose e contrastate, sono dipinti molti angeli e cherubini, danzanti e musicanti.
A suggellare l'unione tra la terra e il cielo, il pittore ha creato un solido paesaggio solare di sfondo che potrebbe rappresentare qualche antico scorcio di Isola della Scala.
L'opera è certamente densa di significato sacro-teologico e per di più è costruita con sintesi armonica, ricca di movimento e di gioia, culminante nella meditazione estatica della parte superiore.

E' un'opera che merita un radicale restauro perchè non solo storica, ma "artisticamente valida".



La foto della pala è stata gentilmente fornita dal Prof. Bruno Chiappa