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Le note che seguono sono tratte dal pieghevole che l'Associazione Amici dei Fratelli Corrà ha diffuso nel 1998, quando si è iniziato il cammino per la causa di beatificazione di queste due nobilissime figure di isolani. Le riportiamo nella fiduciosa attesa di poter annunciare dalle pagine del nostro sito l'avvenuta beatificazione dei due fratelli, avvenimento che sarà sicuramente motivo di grande gioia per tutti gli isolani.
CHI ERANO
La famiglia si trasferì, quindi, ad Isola della Scala, grosso centro della bassa veronese. La sorella, insegnante nelle locali Scuole di Avviamento, avrebbe potuto così aiutare anche i fratelli a proseguire negli studi. Ad Isola della Scala i due giovani completarono gli studi medi inferiori passando, quindi, al Liceo scientifico di Verona. Fu in questo periodo, intorno all'anno 1935, che Flavio e Gedeone maturarono la loro vocazione all'apostolato nelle file dell'Azione Cattolica, vocazione cui risposero con piena responsabilità e con tutto l'entusiasmo del loro spirito giovanile. Per essi l'apostolato costituì una scelta cosciente in coerenza con la loro concezione di vita integralmente cristiana. Essi intendevano donare tutto, con la generosità più completa, alla causa di Cristo e della Chiesa. Flavio e Gedeone posero al servizio di Dio la vivacissima intelligenza la quale, per altro, mai toccò la loro serena umiltà. L'esuberanza gaia ed affascinante di Flavio, la raccolta, dolce sobrietà di Gedeone, conquistarono gli ambienti da essi frequentati. Fu notata subito la loro personalità dal compianto parroco di Isola della Scala, l'arciprete-Abate Mons. Giuseppe Fontana, splendida figura di instancabile apostolo, che affidò ai due giovani importanti incarichi nell'Associazione Giovanile di Azione Cattolica.
Fu proprio in questo ambiente che i fratelli Corrà mediante lo studio della dottrina sociale cristiana, negli incontri zonali e diocesani, appresero a coltivare l'amore per la libertà, sublime dono di Dio, in tutte le sue espressioni, anche sociali e politiche.
Ne seguì l'intransigente loro opposizione al regime fascista, in contrasto inevitabile con l'Azione Cattolica, specie per ciò che riguardava la libertà di educazione della gioventù. Si era maturato così uno stato di profonda tensione sfociato nello scioglimento delle Associazioni stesse, seguito, in molte città italiane dai ben noti, gravi atti di violenza contro le sedi e le persone degli aderenti. Intanto nelle file dell'Associazione Cattolica i due giovani prodigavano tutte le loro energie, nonostante la severa applicazione negli studi. La loro attività apostolica nell'Associazione e nella Vicaria isolana, di cui erano pure dirigenti (quanti chilometri in bicicletta!?), nel "raggio" studenti presso il Liceo Scientifico Messedaglia in Verona, non conobbe soste o difficoltà. Adunanze, conferenze, convegni, avvicinamento individuale, scuola di catechismo, attività caritativa con la S. Vincenzo de' Paoli, erano gli strumenti con i quali Flavio e Gedeone toccavano le anime e con l'esempio di una vita ineccepibile, con la quotidiana frequenza al Divino Sacrificio ed al Banchetto Eucaristico.
Tali erano la sapienza dei loro spirito religioso e la luminosità del loro entusiasmo da dichiararsi pronti ad ogni sacrificio, perfino a morire, per la santa causa di Cristo. In una lettera alla fidanzata Flavio diceva: …con l'aíuto del Sígnore, sarò pronto a versare il mio sangue per Lui. lo vorrei una, che sapesse, se fosse necessario, spingermi anche al martirio...
IL SOMMO SACRIFICIO |

