Sabato sera


Campane a sera, che cullate il pianto
Delle memorie mie, de le speranze,
Che travolse con sè l'ora fugace;
Campane a sera, voci di rimpianto,
Che parlate di meste lontananze,
Di cari, che raggiunsero la pace,

Ne le tombe lontane, ne la sede
De l'infinito; mentre voi la festa
Di domani annunciate al monte e al piano,
A me in core la lotta si ridesta
Contro la sorte e il mio tormento arcano.

Omai mi sento simile a un'offerta
Sparsa, fumante sovra de l'altare,
Simile a foglia inaridita e pésta...
Oh, quando in lieve spirto io mi converta
E possa finalmente al Ciel volare,
Anche per me sarà sorta la festa!


settembre 1918