Sic orabitis



Quando a la sera (son le luci spente,
Regnan silenzio e tenebra d'intorno
E l'anima più vede e il cor più sente
Pianger la vita sul morir del giorno);

Quando, raccolti in estasi profonda,
China la testa fra le palme immote,
Scoglio saremo al fluttuar de l'onda
Di voci care, tristemente note;

Quando s'esala l'anima in lamenti,
Vittima certa de passati errori,
Vittima oscura di malor latenti,
Pregheremo così da' nostri cuori:

O dei mesti Signor, sovra del male,
Che ne travolge un Angelo distenda
Del tuo perdono proteggi l'ale
E sovra ognuno il tuo perdon discenda!

Ecco, Signor, per noi non Ti preghiamo,
Se non che il tuo volere in noi si faccia,
Che si dilegui del corrotto Adamo
Ne l'alma nostra anche una lieve traccia;

Ma noi preghiam pei miseri, pei soli,
Per il dolor che si ribella e freme;
Per chi non ama Te, che l'uom consoli;
Per chi lotta, incapace d'una speme.

Più Ti preghiam per chi non trova un cuore,
Su cui posar la fronte che gli scotta;
Per chi, superbo, insiste nell'errore,
Che lo trascina in perigliosa rotta:

Noi per la luce, che la nebbia infosca;
Per la purezza, che la serpe eterna
Col venefico morso o sfiora, o attosca;
Noi per la pace, ne la lotta odierna.

Ma sopra tutto Ti preghiam, Signore,
Accogli il nostro voto più fervente,
Tu che sudasti sangue per l'amore
De' tuoi nemici e di ciascun credente;

Fa che noi siamo come la semente,
Che non dà frutto, se non è marcita;
Fa che noi siamo resi veramente
Degni per Te di rifiutar la vita.

Fa che nostro sentiam l'altrui dolore,
E del fratel, che di sotto il duol vacilla,
Danne il martirio, pur che sia, Signore,
Risparmiata di pianto anche una stilla!

Garda, ottobre 1920