Cor Cordium


Quaesivi consolantem me et non inveni

Tutta nel cor la vita: le speranze
Invan sognate e vagheggiate invano,
I trepidi desir, le rimembranze
D'un ben perduto e omai troppo lontano;

Le tempeste e l'amor, la gioia e il duolo
Del mal sofferto e quello da soffrir
Nel Cuor hanno la sede e da lui solo
Derivano le lagrime e i sospir.

Povero core uman, qual ti tormenta
Pena crudele, senza posa mai?
O povero mio cuor, che ti sgomenta,
Che più ti grava fra cotanti guai?

Tutta l'ambascia, che nel cor s'aduna
Tutta mi stringe, nè la so ridir;
Che mi spaventi ne la notte bruna
Nè il discerno, nè il posso definir.

E' del passato acuta nostalgia,
E' come un vago presentir di morte,
Verso un ignoto ben, che mai non fia
D'un eterno sospiro è la mia sorte.

O, più tosto, lo strazio che mi assale,
Dominando l'infranta volontà,
E' il senso del dolore universale,
E' il pianto immenso de l'umanità;

E' de l'orfano il lutto e l'abbandono
Della vecchiezza sconsolata e sola;
E' il disparir di quei che tutto sono,
E che la morte troppo presto invola,

E' per color, che passano incompresi,
Un accorato senso di pietà
E per gli spirti deboli, sorpresi
dal gel tremendo de la realtà.

Oh quante volte dal dolor prostrata,
L'aiuto d'un conforto supplicai!
Ma chi m'abbia una lagrima asciugata
In tant'ore di pianto non trovai!

Forse vi fu chi la parola buona
Disse, ma il cor non se ne contentò;
Altri la corda, che più lieve suona
Talor tastando, per guarir, spezzò.

Forse l'arte taluno avea cercata,
Onde in pace ridur l'ansia segreta,
Ma la fibra scossa e delicata
Di conforto ogni voce fu incompleta:

Ché de gli affetti ne l'immenso mondo
E nel contrasto, che dilania il cor,
C'è qualche cosa d'intimo e profondo,
Che mente umana non saprà mai cor;

C'è come un punto che dilegua in nulla,
Quasi un lieve sentor d'indefinito,
Che più s'avverte ne la vita brulla,
Quando d'intorno a noi tutto è sfiorito.

"Cor Jesu, fons totius consolationis!"

Ma dove l'uom finisce, arriva Iddio;
Solo ch'Ei guardi, sana la ferita,
Solo ch'Ei parli, nel silenzio mio,
Dona la luce a l'anima smarrita.

Cuore divino, ch'ogni pianto sai,
Come l'ultima sera il tuo Giovanni,
Su te riposo il capo stanco omai
Per vane lotte e per rodenti affanni.

Reco, triste così, sola nel lento
Ritmo de l'ore mie aride e spente,
A te, Cuore divin, quello ch'io sento,
Quello ch'io sono, il misero mio niente.

Non Tu ne la bufera, che furente
Con rivolte e terror l'anima infesta;
Ma ne la pace sei Tu e nel silente
Libero duol, che accetta la tempesta.

O Tu che solo non tradisci mai,
Parla e il mio pianto d'abbandon consola,
Chè tutto ciò che ne la vita amai
Vedi, Gesù, ratto da me s'invola.

Al lume del tuo amor mi si rivela
De l'immenso soffrir l'astruso arcano;
Ogni perchè de l'ombra mi si svela,
che diffondesi sopra il corso umano.

Il conforto mio vero, o Cuor, Tu sei;
Lo struggersi de l'anima che oscilla,
Spesso travolta da consensi rei
Plachi, e la lotta che la mente assilla.

Chiusa de' giorni miei nel breve giro,
Nel mio passaggio per deserti vasti
Una parola di sentir sospiro
Che a tutta quanta l'anima mi basti.

E Tu, Cuor di Gesù, sempre la dici
A chi, gemente, a l'amor tuo si affida,
A chi, nel pianto, a' tuoi divin auspici
Solo domanda una dolcezza fida.

Ecco son qui, con l'anima protesa
Verso la voce pia del tuo conforto
Ogni altra voce dentro me è sospesa,
Ogni altro senso tace in me, ben morto.

Parla Tu e risospingi entro a me stessa
Me delirante: si distempra intanto
La lunga ambascia dentro al cuor compressa
In un pacato distillar di pianto.

Giugno 1920