Sotto l'incubo


"...io so di tale
che, perduta la patria, ha visto i mondi"

G. BERTACCHI



In questa del mio cor lenta agonia,
Pur m'avvien di concedermi alla speme
Che vero ch'io Ti lasci - ahimè! - non fia,
Dolce soggiorno, ove 'l riposo estremo
M'avea pensato a miei diletti insieme
E che d'abbandonar per sempre temo.

Deh, l'ora mi si indugi in questa estrema,
Forte illusion che l'anima consola,
O venga, avanti ch'io ne resti scema
Al mio povero dì l'ultima sera!
Venga colei che, pietosa, invola
L'uomo infelice dalla ria bufera.

D'ora in ora recido un più tenace
Filo che al mio passato ancor m'avvince
E tento di ridur l'anima in pace
A sostener quest'ultimo martirio,
Ma pertanto 'l mio cor non si convince
Ed inerte rimango e sol sospiro.

Che sarà, che rinserra l'avvenire,
Ne la fosca sua trama al mio destino?
Forse 'l dolor, più vivo che 'l morire,
Forse le pene d'un atroce esiglio?
Forse 'l dover partirmi in un mattino
Brumoso, di speranze e di consiglio

Cuore deserto, nel pensier smarrita
Del negato ritorno, o di pensiero,
Di volontà, di forze rifinita,
Come una foglia che disperde 'l vento
Anima frale, dal poter del vero
Vinta e di spemi infrante dal tormento?

Oh, non convien che sì aderisca 'l core
Al luogo, che di sè l'ha ognor nutrito
E che tutto vi leghi il suo valore!
A chi perde la Patria aumenta 'l celo
E l'orizzonte appar come infinito
Mare d'azzurro per lo spirto anelo.

Esule non sarò se veda il sole
Dolce d'Italia, se 'l mio dolce idioma
Scendami al cor, sol suon di sue parole...
Da la patria mia piccola lontana,
Nomade sotto la dolente soma
De le memorie, resterò italiana!

10 novembre 1917