Relazione del passaggio della Principessa Margherita d’Austria dal territorio veronese

Nel 1598 passò dal territorio veronese la Principessa Margherita d’Austria diretta a Ferrara per unirsi in matrimonio con Filippo III di Spagna, cerimonia celebrata da Papa Clemente VIII. Ella si fermò anche ad Isola della Scala ed alloggiò nel palazzo di Corte Emilei. Il vescovo di Verona Agostino Valier celebrò, il 9 novembre, una Santa Messa in Abbazia, come ricorda un’iscrizione posta sopra la bussola di ingresso della Parrocchiale. Nel Libro “Degli occulti benefici di Dio di Agostino Valerio, pubblicato a Verona nel 1790, nella nota n.2 della lettera n.34 del Cardinale Arcivescovo di Milano data 17 settembre 1581 si cita un’ulteriore iscrizione in marmo a caretteri d’oro che ricorda il passaggio della Regina da Isola della Scala: tale iscrizione era visibile nell’episcopale oratorio di San Zeno. Il testo era il seguente: 

Il fatto che di tale evento sia stata realizzata un’iscrizione presso il vescovado di Verona e che nella stessa si citi anche Isola della Scala evidenzia la risonanza che tale evento ebbe nel territorio veronese e l’importanza del centro di Isola della Scala fin da quell’epoca.
Di seguito vi proponiamo una delle relazioni che raccontano il passaggio della Principessa Margherita d’Austria dal territorio veronese.


Passaggio della Serenissima Regina Margherita d’Austria per il territorio veronese. Havuta dall’Eccell. Sig. Dott. GIO. Pietro Moretti – in Verona – appresso Angelo Tamo – MDIIC

“Venuta la mattina seguente che fu’ venerdi’, si sparse l’infelice nova delle due barche de’ soldati sommerse nel fiume (l’Adige), che portavano quelli infelici per ritorno da Dolce’ a Verona, che per essere tirate a segno la catena, che attraversa il fiume nella parte superiore della citta’ et per essere quelle navicelle giunte tardi, incautamente urtando nella catena l’una sotto l’altra si rovescio’, facendo lacrimoso naufragio, con perdita di piu’ di cento di quei soldati, che si erano ritrovati in Dolce’ ad honorare la Regina, il che porto’ dolore universale.”
“L’Arciduca e’ di corpo picciolo, et di faccia pallida, ben disposto, barba bionda et corta con il labro di sotto grossetto et alquanto di fuori all’austriaca.” “La madre della Regina e’ di fresca carne, bianca et di bella proportione con l’aria tedesca, la Regina ha’ dell’aere materno, e’ di una faccia gravemente allegra, candida, et di un ridere gratiosetto, belli denti, et di un essere che e’ degli oltramontani stimato molto. L’occhio e’ celestino et grossetto, le cilia sono ben arcate, il fronte spatioso, et li capelli biondi et di gran lunghezza, et il corpo e’ leggiadro, et attillato, il naso e’ di proportionata misura, et le labra sono a guisa di bel corallo, et quel di sotto e’ alquanto piu’ grossetto, et la parte del volto, dove il naso con la bocca finisce, e’ alquanto a’ dentro, et le accresce gratia, come affermano quei che delle bellezze tedesche s’intendono.”
“La dominica dovendosi la Regina mettersi in cammino alla terra di Isola della Scala, per fare l’altro alloggiamento sullo stato dei signori Venetiani, li carriaggi, muli, somieri, cavalli, paggi, staffieri et altre persone serviti in grande stuolo furono in presto pronto et ricreati dopo messa di buone vivande et eletti vini; havuta la commissione dell’andare, dando principio al carriaggio, empivano la strada a meraviglia di quei che erano ridotti per vedere la Regina a partire; tra tanto mille huomini d’arme della Repubblica Venetiana, compresi li primi piatti, schierati con li condottieri, et quattordici stendardi spiegati, uscendo dalla citta’ per la porta di San Zeno, per tempo camminarono a Bussolengo, per accompagnare la Regina et dalla Porta Nova vennero millecinquecento soldati a piedi con tre insegne governati da tre Capitani, et s’accamparono in tre squadroni a Scudorlando, luoco discosto da Verona quattro miglia, et fu posta una schiera di pedoni a longo di una fossa con falconetti, et due altre d’archibugieri in un vignale, che facevano un’imboscata, aspettando la Regina per farle una salva, et sopravvennero inumerabili huomini et donne di ogni eta’ e conditione, parte in carroccia, parte a cavallo et parte a piedi, che da Bussolengo quasi fino a Buttapreda (in lunghezza piu’ di nove miglia) occupavano il terreno dall’una e dall’altra parte della riva, per la quale le genti della Regina, et degli altri Prencipi et Prencipesse, passavano. Venne ad incontrare la Regina il Capitano di Verona di ordine del Senato Veneto, con l’antiguardia de i Capelletti et Bombardieri, et con molte carroccie, che con la sua erano, et con buon numero di cavalli, i quali tutti posti a parte in Scudorlando attendevano il giungere della Regina. Haveva il Capitano di Verona sei palafrenieri vestiti di raso a rocca secca, il cui carrocciero havea lo stesso vestimento, et erano cinquanta Bombardieri et cinquanta Alabardieri; vi venne la Podestaressa della citta’ in carroccia et con lei erano molte gentildonne venetiane et veronesi in altre carroccie, che passavano trentacinque. Accompagnava la Regina la cavalleria in alquante squadre; et il Cardinale di Verona, col Vescovo suo nipote in lettica, coperta di robba di seta cremesina, con cinque carroccie, ando’ alla terra di Isola della Scala con degna istantia ricercato, et pregato, con passare da quel loco, che fu’ un aumentar bellezza al passaggio, anticipando il tempo per visitare comodamente la Regina; entro’ verso le 18 hore la Regina in carroccia coperta, tirata da sei bellissimi cavalli Leardi con l’Arciduchessa sua madre, le quali sedevano nella portella da mano sinistra, tenendo serrata l’altra portella mano diritta per non essere offese dal sole, et nell’istessa carroccia era la duchessa di Candia, et havevano la faccia scoperta, et le altre Prencipesse et Dame s’accomodarono con le antifacce a gli volti in altre carroccie scoperte condotte da superbi cavalli et li Prencipi et Cavallieri et altri Gentilhuomini a cavallo et li Palafrenieri, Paggi et Staffieri pian piano col solito ordine schieratamente fecero il camino, et nel primo muoversi furono scaricati per farle una sonora et strepitosa salva li mortari et le trombe con bel concerto sonando rallegravano li animi; andava la Regina nel cammino non senza stuporeri guardando le infinite creature che riempivano li passi, drizzava ella li occhi alla spatiosa et bellissima campagna che di longhezza capisce 10 in 12 miglia di paese et quasi 3 di larghezza, guardava gli huomini d’arme con bel continente, et mandava l’occhio da tutte le parti, et l’Arciduca Alberto che cavalcava in mezo gl’Ambasciatori Venetiani le mostrava la citta’, che con le due castella di S. Felice e di S. Pietro nella sommita’ del monte fabricate in fortezza mostrano bella distesa, et passando innanzi andava scoprendo la Regina hor una et hor un’altra cosa, che le dava ricreatione, et il Contestabile di Milano venne a traverso da Villafranca con la sua gente, et si messe con li altri in viaggio, innanzi a quei della Regina, et in longa ordinanza, et il Capitano della citta’ con li suoi, come Generale spiccandosi dal suo appartamento fece honorato incontro al contestabile, et con gratiose accoglienze l’uno et l’altro smontando si riceve’ et ritorno’ con buon ordine al suo loco, lasciando continuare a quella corte con il contestabile a suo viaggio, avvicinandosi la Regina a Scudorlando il Capitano di Verona con la sua comitiva, facendoli corte gran parte della nobilta’ veronese, accompagnato dal conte di Valmarin, luogotenente generale et conduttiere d’una banda di huomini d’arme, si mosse accostandosele con passo grave, et smontato di carroccia con li provveditori di Verona, espose alla Regina con parole accomodate l’intentione sua, et ella cortesemente alzandosi rispondendo mostro’ d’haver accettata la gran cortesia et favore fattole dalla Signoria Venetiana, il Capitano parimente fece riverentia all’Arciduca, il quale con levarsi il cappello di capo, li rese il complimento, et tutti in squadra seguendo il viaggio adorno di compagnia, et finiti li complimenti nel pasar della Regina, la Podestaressa con la sua numerosa et bella compagnia, la riveri’ con grave et gratiosa maniera, et la Regina con lieto viso la risaluto’, et subito gli Archibugeri et gli Schioppettieri da i falconetti, fecero la salva rinnovandola dieci volte, abbassando gl’altri soldati le picche per segno di riverenza et honore, con un rimbombo strepitosissimo, quasi che si dovesse dar fine al mondo. Piglio’ comiato il Capitano suddetto et se ne ritorno’ con li suoi con honorato seguito a casa nella citta’, et la Regina ando’ felicemente al suo camino marchiandole innanzi la cavalleria a suono di trombe et il Duca d’Almala et il Prencipe d’Oranges, con alquanti seco passarono la fossa, smontati da cavallo entrando nel campo, dove erano li tre squadroni di fanteria ad esaminarla, et si vide che la Regina et tutti restarono meravigliati del sito del paese, del contorno della campagna, della militia, del popolo, dell’applauso et ricevimento fattole, et dovendo mostrare gratitudine d’animo, non poteva far di manco, et ciascun ritorno’ a casa sua a strade piene et la Regina giunse di notte alla terra d’Isola, tutta piena di gran gente che l’aspettava, et risplendevano le contrade di varie lumiere et fu’ salutata da una risonantissima salva, et fu’ con grandissime delitie et con altre honorevolezze trattata; fu giudicato che le persone che erano in campagna a vedere la Regina fussero piu’ di 60 milla, la spesa in riceverla, fu inestimabile, li presenti fattile furno ricchissimi et importantissimi, l’honore fu infinito. Et li condottieri della gent e d’arme era cosi’ sontuosamente vestiti che parevano tanti Re’, gl’huomini d’arme parevano Baroni, li drappelli e i riguardanti parevano esserciti, et le altre circostanze apportavano estrema meravigli, et faceano bel vedere le persone forestiere, che secretamente andavano e venivano per vedere la citta’, et questo e’ stato un vero segno della grandezza di questa generosissima Repubblica alla quale Iddio si degni di concedere perpetua felicita’ et essaltazione.
Sparsa la fama che la Regina havea da riposare la domenica di notte a quella terra et che lunedi’ dopo pranso dovea mettersi in cammino, i circonvicini in frotta comparivano per vederla, ne’ si potrebbe mai esplicare l’allegrezza, che mostrava la Regina nel vedersi attorniata da tanti Cavalieri Gentilhuomini et altri di ogni eta’ et sesso; venuto il giorno della sua partita di la’ che fu alli nove di novembre, si vide tanto populo nella terra e nelle Chiese che non si poteva numerarlo, et a bell’hora, il Cardinale di Verona disse nella chiesa Maggiore devotamente et con quella religione che a Dio si dee, la Messa, alla quale volle esser presente la Regina con madama sua madre, et appresso l’Arciduca Alberto, con li altri Prencipi et Prencipesse ch’erano in lor compagnia, et s’osservo’ in quella Regina particolarmente, una attentione singolare congionta con l’antica divotion della Serenissima et tanto Catholica casa d’Austria. Ando’ poi a tempo il Cardinale a fare sua visita, et con quelle gravi et belle accoglienza che sa’ quel grande prelato fare compli’ prima con la Regina lo riveri’ gratiosamente, corrispondendoli con gratissima creanza, dopo honoro’ degnamente egli l’Arciduchessa madre di lei, che signorilmente accetto’ la cortesia: s’abbracciarono, in oltre con benigne e grete maniere, honorandosi il Cardinale et l’Arciduca et a mano a mano stando il Cardinale alla parte destra con la beretta rossa in mano, et l’Arciduca senza cappello in testa domesticamente ragionorno. Tutti quei signori et signore desinarno negli appartamenti suoi maestevolmente adornati, et di ricchi addobbamenti forniti, et nell’apparechiarsi li carriaggi li mulatieri, li servitori, li paggi, li gentilhuomini et li personaggi per il viaggio loro, calca era di moltitudine incredibile che aspettava la Regina con le Prencipesse et Prencipi, li quali nel primo andare furno salutati da una bella et intonate salva, et furno con grandezza et honore indicibile accompagnati alla cavalleria, da gli Ambasciatori Venetiani, da Gentilhuomini veronesi, et da numerosi stuoli d’huomini a cavallo, et a piedi fino alla Pellegrina, loco distante da Isola della Scala per forse quattro miglia, et indi con reverente comiato da lei si licentiarono li gentilhuomini veronesi, a quali fu dato carico di servirla nel transito suo per lo territorio di Verona, et l’istesso fece la cavalleria a quali tutti la Regina, la madre, et quegli altri principali signori con gentilissimmi modi, mostrando manifesti segni di restare soddisfatti, cortese ringratiamento fecero, et la Regina con gli altri signori et signore et con li suoi con l’ordinanza gia detta, et con gli Ambasciatori venetiani continuando il suo cammino s’indirizzo verso Ferrara, ove stara’ alcuni di’ per lo sposalitio suo, che felicissimo si spera habbi da essere, et se ne andara’ a Milano, et indi a Barcellona, et ivi invernera’ ed ella lieta stagione della primavera, s’avviera’ al suo desiderato sposo, Re grandiss. di Sig. diverse et potentissime et gentiliss. di costumi, et inclinatissimo al bene della cristiana Rep.”


La presente relazione è stata tratta da:

E. Bolisani, “Mitre e corone dame e cavalieri a Isola della Scala”, in “Quaderni di vita veronese”, n.2, Verona 1949, pag.5.