Antichi Stemmi

Nella presente scheda sono visibili tutti gli stemmi delle famiglie nobili veronesi, degli alti prelati e del Comune di Isola della Scala, che si possono ammirare nel territorio isolano. La varietà e la quantità degli stemmi presenti, ossia più di settanta, fa comprendere come Isola della Scala fosse un fiorente centro che, nel corso dei secoli, ha visto alternarsi illustri famiglie, personaggi dell’aristocrazia veneta e dell’alto clero che, nonostante non risiedessero a Isola, lasciarono traccia del loro passaggio tramite uno stemma. 
Per completezza d’informazione, sono stati riportati tutti gli stemmi, siano essi bassorilievi, intarsi lignei e affreschi, rinvenuti sul territorio fino ad ora.

Stemma Comunale

Stemma di Isola della Scala nei secoli

Lo Stemma Comunale di Isola della Scala è così composto: sul lato sinistro dello scudo sono presenti tre tife emergenti dalle acque, che ricordano la zona paludosa su cui è sorta Isola della Scala. Infatti, nei primi documenti risalenti al X secolo, nei quali compare il nome del paese, il toponimo Isola è sempre accompagnato dall’aggettivo cenense che significa paludosa. 
Sul lato destro, in campo rosso, spicca la scala con quattro pioli, simbolo del potere ivi esercitato dalla signoria scaligera. 
La corona di Comune è formata da un cerchio aperto da quattro pusterle, di cui tre visibili, con due cordonature a muro sui margini. La cinta è composta da sedici porte, delle quali nove sono visibili, sormontate ciascuna da una merlatura a coda di rondine.
In Municipio è presente uno stemma su cui compare il seguente motto: 

NEC DESCENDERE NEC MORARI“,

ovvero “né scendere né fermarsi”. Poiché il motto non appare negli stemmi di Isola della Scala fino al XIX secolo, probabilmente risale agli inizi del ‘900.
Si deve, inoltre, ricordare che, durante l’occupazione della Serenissima Repubblica di Venezia, il paese è denominato “Isola di S. Marco”. In quel periodo, le uniche figure nello stemma sono le tre tife, era, infatti, consuetudine dei Veneziani cancellare i simboli delle precedenti dominazioni.


Questo stemma in pietra si trova sulla parete sud dell’antico Monte di Pietà. Poiché risale ai tempi della dominazione Serenissima Repubblica di San Marco, lo stemma comunale è privo della scala e presenta solo le tre tife emergenti dalle acque.

Questo affresco si trova all’interno dell’Abbazia, sia sulla parete nord che sulla parete sud.
Le lettere F. e C. sono da intendersi come Fecit Comunitas.
Poiché risale ai tempi della dominazione Serenissima Repubblica di San Marco, lo stemma comunale è privo della scala e presenta solo le tre tife emergenti dalle acque.

All’intero dell’Abbazia, sopra l’arcone di ciascun altare, sono affrescate due sibille. Quelle presenti sopra l’altare del Comune reggono tre tife. Tale altare è detto del Comune in quanto era di proprietà della comunità che ne garantiva la cura e ne eleggeva il cappellano. Questo spiega la presenza delle due sibille con le insegne comunali.
Sec. XVII

Questo stemma si trova su entrambi gli arconi degli altari laterali del transetto dell’Abbazia. Poiché risale ai tempi della dominazione Serenissima Repubblica di San Marco, lo stemma comunale è privo della scala e presenta solo le tre tife emergenti dalle acque.


Sec. XVII


Questo stemma in pietra è inciso sotto la statua di S. Andrea presente sul sagrato dell’Abbazia; le quattro statue del sagrato vennero commissionate dall’Abate Silvano Cocconio. Poiché risale ai tempi della dominazione Serenissima Repubblica di San Marco, lo stemma comunale è privo della scala e presenta solo le tre tife emergenti dalle acque.
Sec. XVII


Questo stemma in pietra si trova sotto la statua di San Pietro presente sul sagrato dell’Abbazia; le quattro statue del sagrato vennero commissionate dall’Abate Silvano Cocconio. Poiché risale ai tempi della dominazione Serenissima Repubblica di San Marco, lo stemma comunale è privo della scala e presenta solo le tre tife emergenti dalle acque.
Sec. XVII


Particolari delle cimase dei quattro confessionali in legno presenti all’interno dell’Abbazia.
Anche in questo caso sono rappresentate solo le tre tife.


Questo stemma intagliato si trova sopra il pulpito in legno dell’abbazia che fu commissionato dall’Abate Silvano Cocconio. In esso sono presenti solo le tre tife, sovrasta la corona.


Questo stemma intagliato si trova sopra la cimasa della credenza in legno situata nella sacrestia nuova dell’Abbazia. Anche in questo caso sono presenti solo le tre tife.
Sec. XVII


Questo stemma scolpito si trova in piazza Martiri sul pilastro in pietra che faceva da sostegno a un vecchio lampione dell’illuminazione pubblica situato sul lato destro della scalinata dell’Abbazia. 
Sono presenti le tre tife emergenti dalle acque e la scala a cinque pioli. La corona di comune sovrasta lo stemma.
Sec. XIX


Questo stemma, realizzato in gesso, si trova nel timpano del Municipio. 
Rappresenta tre tife emergenti dalle acque e la scala a cinque pioli. La corona di comune sovrasta lo stemma.
Sec. XIX


Sotto l’orologio della cella campanaria dell’Abbazia sono presenti due grifoni in pietra. Sotto la zampa di quello di sinistra sono presenti le tre tife emergenti dalle acque, mentre sotto la zampa di quello di destra è incisa una curiosa scala a 7 pioli.
1818


Lo stemma, dipinto su legno, si trova sulla libreria dell’archivio della Canonica Abbaziale.
Rappresenta tre tife emergenti dalle acque e una scala a quattro pioli. La corona di comune sovrasta lo stemma.
Sec. XX


Stemmi di antiche famiglie nobili presenti a Isola della Scala

Nei secoli passati Isola della Scala costituiva un vero e proprio centro economico e sociale. Numerose erano le corti rurali attraverso le quali risultò organizzato per secoli il mondo contadino. Ogni corte apparteneva a una nobile famiglia e disponeva, oltre che della casa padronale e del “gastaldo”, di abitazioni per i salariati, delle stalle per i buoi, dell’aia costruita in mattoni, della bottega del fabbro e del falegname, che riparavano gli attrezzi agricoli, della pila e, talvolta, del mulino. In alcune corti, per poter celebrare la messa festiva, venne costruito anche un oratorio.
In ogni antica corte è raffigurato, una o più volte, lo stemma della famiglia nobile proprietaria, a perenne ricordo del suo passaggio.


Questo stemma si trova sulla facciata della casa padronale di corte Emilei e appartiene alla famiglia Gaspari (1). Si tratta di uno stemma sagomato in pietra, sorretto da due putti che porta in cima la corona italiana di conte. Il blasone è uno spaccato composto nel primo da tre stelle, nel secondo da un toro uscente dalle acque.


Questo stemma si trova sul fianco della casa padronale di corte Guarienti a Tarmassia e appartiene alla famiglia Guglienzi. Stemma sormontato da corona, a forma di scudo, grembo in fascia con il capo caricato di un’aquila coronata. Ai piedi una fascia reca la scritta:
NOBILIUM GULIENTIIS MDLXXIIII

1574
Questo stemma si trova sul fianco della casa padronale di corte Guarienti a Tarmassia. Si tratta di uno stemma a cartoccio in pietra al cui interno è inserito il blasone a forma di scudo raffigurante un toro furioso attraversato da una fascia con tre stelle.
Ai piedi dello stemma sono presenti due cornucopie e, in capo, una corona. Appartiene alla famiglia Guarienti.


Sec. XVIII
Questo stemma si trova sul fianco della casa padronale di corte Guarienti a Tarmassia. Si tratta di uno stemma in pietra a cartoccio, nel quale non è possibile identificare la famiglia di appartenenza.

1610

Questo doppio stemma dipinto si trova sopra il portale d’ingresso delle stalle in località Vò.
Il primo a destra è il blasone della famiglia Pindemonte; lo stemma è composto da uno scudo semplice con all’interno un pino sopra un monte, in cima la corona italiana di marchese. 
Il secondo di sinistra appartiene alla famiglia Castelbarco; si tratta di uno stemma inquartato al primo e quarto con leone rampante e al secondo e terzo con serpente visconteo, con capo dello stesso leone rampante. Al centro, vi è uno scudetto con l’aquila bicipite imperiale, sormontata dalla lettera F e dal numero romano III. Tutto lo stemma è sovrastato dalla corona italiana di conte.
Gli stemmi sono stati realizzati attorno al 1880, quando la marchesina Maria Pindemonte si sposò con il conte Tommaso Castelbarco Visconti di Milano(2).

1880


Questo stemma in pietra si trova ai piedi di entrambe le statue presenti sul maestoso portale d’ingresso di  villa Pindemonte – Rezzonico in località Vo’. Si tratta di un pino sopra un monte.

Sec. XVIII


Questo stemma dipinto si trova all’interno dell’Oratorio dedicato a San Francesco Saverio in località Vo’.
Si tratta del blasone della famiglia Pindemonte; lo stemma è composto da uno scudo semplice con all’interno un pino sopra un monte, sovrasta la corona italiana di marchese.

1880 circa


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta del portale di ingresso di villa Pindemonte – Rezzonico in località Vo’. Si tratta di uno stemma a partizioni composte. Nella parte di sinistra è presente il blasone della famiglia Pindemonte: scudo semplice con all’interno un pino sopra un monte, in cima la corona italiana di marchese.
Nella parte destra è presente il blasone della famiglia Rezzonico. Inquartato: nel primo con croce, nel secondo e nel terzo con torre e nel quarto tre barre; al centro uno scudetto con aquila bicipite coronata sulle due teste. E’ sormontato da tiara papale, in quanto la famiglia Rezzonico annovera tra i suoi componenti Carlo, che venne eletto papa con il nome di Clemente XIII nel 1758.
Sec. XVIII


Questo stemma in pietra si trova su entrambi i pilastri del portale d’ingresso di corte Nogarole, in località Baldon. Si tratta di uno stemma a cartoccio sormontato da corona, al cui interno sono rappresentati i blasoni di due famiglie: nel primo partito appare un blasone, di cui non si conosce la famiglia di appartenenza, nel secondo, quello della famiglia Nogarole, formato da tre bande doppiomerlate.

Questo stemma a cartoccio in pietra si trova sulla chiave di volta del portale d’ingresso della villa padronale di corte Nogarole in località Baldon. Il blasone della famiglia Nogarole è composto da tre bande doppiomerlate. 
Sec. XVII 


Questo stemma a cartoccio in pietra si trovava sul portale d’ingresso di corte Giusti, ora non più visibile. Il blasone è composto dalla testa di un giovane al naturale.


Questo stemma a cartoccio in pietra, appartenente alla famiglia Pellegrini, si trova sul fastigio della villa omonima in località Pellegrina.
Il blasone è così composto: pellegrino posto in maestà vestito di pelliccia con vincastro nella mano destra e rosario nella sinistra e la conchiglia sul cappello.
Lo stemma è sormontato da corona. 

1729


Questo stemma è inciso sul fonte battesimale realizzato in marmo rosso di Verona presente all’interno della Parrocchiale di Pellegrina.
Appartiene alla famiglia Pellegrini; il blasone è così composto: pellegrino posto in maestà vestito di pelliccia con vincastro nella mano destra e rosario nella sinistra e la conchiglia sul cappello.

‘400 (?)


Questo stemma a cartoccio in pietra, appartenente alla famiglia Pellegrini, si trova sulla chiave di volta della porta di ingresso di un edificio attiguo alla villa padronale di Corte Pellegrini in località Pellegrina.
Il blasone è così composto: pellegrino posto in maestà vestito di pelliccia con vincastro nella mano destra e rosario nella sinistra.

Sec. XVIII


Questo stemma in pietra, appartenente alla famiglia Pellegrini, si trova sopra la chiave di volta della porta di ingresso di un edificio attiguo alla villa padronale di Corte Pellegrini in località Pellegrina.
Raffigura un pellegrino posto in maestà vestito di pelliccia con vincastro nella mano destra e rosario nella sinistra.

Sec. XVIII


Questo stemma si trova nel timpano della villa Zenobio in località San Gabriele. Il blasone della famiglia Zenobio è caratterizzato da una partizione composta. Inquartato: nel primo e nel quarto all’aquila coronata e nel secondo e terzo al leone rampante coronato. Sul tutto, uno scudetto spaccato, nel primo con un monaco uscente dalla partizione con rosario in mano e, nel secondo, tre bande oblique. Lo stemma, sovrastato da corona, ha come supporti due cariatidi. 
Sec. XVIII


Questo stemma si trova nel timpano del retro della villa Zenobio in località San Gabriele. Il blasone della famiglia Zenobio è caratterizzato da una partizione composta. Inquartato: nel primo e nel quarto all’aquila coronata e nel secondo e terzo al leone rampante coronato. Sul tutto, uno scudetto spaccato, nel primo con un monaco uscente dalla partizione con rosario in mano e, nel secondo, tre bande oblique. 
Sec. XVIII


Questo stemma in legno intagliato si trova nello schienale di uno degli antichi banchi presenti all’intero dell’Abbazia. Lo stemma, accollato su Croce dei Cavalieri del Santo Sepolcro e ricco di elementi, può essere attribuito alla famiglia Pindemonte. Al centro appare, infatti, il pino posto sopra un monte. Tuttavia è presente un elemento di contrasto, dal momento che i Pindemonte erano marchesi, mentre la corona che sovrasta lo stemma è di conte.
Sec. XVIII


Questo stemma in pietra si trova a fianco del Molino di Villafontana e appartiene alla famiglia Fracastoro.
Blasone su scudo gotico: siepe di vinchi d’oro in forma di fascia accompagnata in capo da un liocorno nascente.
Elmo di nobile.
Cimiero: il liocorno dello scudo.
?


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta dell’ingresso dell’antico convento annesso alla chiesa della Bastia. Non si conosce la famiglia di appartenenza.
Stemma a cartoccio interzato al capriolo: nel secondo alle cinque stelle e nel terzo al monte di sei cime.


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta dell’ingresso di un’abitazione di via Bastia. Il precario stato di conservazione ne rende difficoltosa l’identificazione della famiglia di appartenenza.
Volendo tentare un’ipotesi potrebbe trattarsi della famiglia Giustiniani. 
Castello torricellato di tre pezzi fondato nel mare col capo all’aquila nascente.


Questo stemma inciso su lastra di marmo si trova murato sulla parete sud dell’antico convento annesso alla chiesa di Santa Maria Maddalena. Mancando la parte centrale dello stemma, non si riesce a risalire alla famiglia ed è possibile soltanto una parziale lettura del blasone: interzato al capriolo, nel primo alle tre stelle.
Ai lati sono incise le lettere G e M, mentre, sotto lo stemma, è presente la data [M] DCXXIII.


1523


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta dell’ingresso sud della corte situata in località Palazzina. Il blasone dipinto sfortunatamente non è più leggibile. 
Non si riconosce la famiglia di appartenenza, in ogni caso doveva essere dipinto il blasone della famiglia Magnini o Giuliari, ossia gli antichi proprietari della corte(3).

Sec. XVII-XVIII


Lo storico Carlo Cipolla(4)riferisce dell’esistenza di uno stemma posto sopra la porta d’ingresso della chiesa del convento di San Francesco, in località Gabbia. Questo stemma in pietra non è più visibile, in quanto si era spezzato nel secolo scorso e le due metà erano andate perdute. Ultimamente le due parti sono state ritrovate e adornano rispettivamente timpano e parete di due distinte corti. Dal momento che per ognuna è stata ricostruita la parte mancante senza avere attinenza con l’originale, si è provveduto a fotografare le due metà e a ricostruire con la grafica lo stemma originario.
Si tratta di uno stemma a cartoccio in pietra con all’interno un ulivo sopra un monte, appartiene alla famiglia Rolandi che, nel 1692, intervenne ingrandendo l’oratorio. 

1692 circa


Questo stemma a cartoccio in pietra si trova all’interno della chiesa del convento di San Francesco in località Gabbia ed è posto sopra l’altare di sinistra dedicato a S. Antonio e a S. Maurizio. 
Appartiene alle famiglie Rinaldi e Rolandi. 
Inquartato: nel primo e quarto spaccato con aquila sopra un monte e tre more (fam. Rinaldi); nel secondo e terzo ulivo sopra un monte (Fam. Rolandi). 

1756


Questo stemma in pietra si trova all’interno del mulino della Giarella.
Appartiene alla famiglia Bra’.
Fascia caricata di 2 gigli accostata da 3 rose.

Inizi del ‘600


Questo stemma in pietra si trova adagiato per terra all’esterno di una abitazione privata di Isola della scala, non se ne conosce la provenienza. 
Appartiene alla famiglia Bra’. 
Fascia caricata di 2 gigli accostata da 3 rose. 

Inizi del ‘600


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta di un antico ingresso, ora murato e divenuto finestra, di via Vittorio Veneto. Lo stemma, ora illeggibile, si presume appartenesse alla famiglia Valmarana che nel ‘600 venne in possesso dell’intero edificio5.

Sec. XVII


Questo stemma in pietra si trova sulla chiave di volta di un antico portico presso Corte Ca’ Nova. Lo stemma, di difficile lettura, è così composto:
spaccato, nel primo con tre stelle e nel secondo, tre bande oblique; con fascia attraversante la partizione. 

Sec. XVIII


 


Questo stemma dipinto si trovava sulla facciata di un’abitazione di via Belle. L’elevato stato di degrado rende impossibile l’identificazione della famiglia di appartenenza.
Inquartato sovrastato da corona.


Questo stemma in pietra si trova sulla facciata di una abitazione civile di recente costruzione. Non è, pertanto, nella sua posizione originaria. Si tratta delle armi del ramo cadetto dei Borbone di Francia, la famiglia dei Duchi d’Orléans, originata da Filippo di Francia, fratello cadetto di Luigi XIV. Lo stemma è così composto:tre gigli accompagnati in capo da un lambello; il tutto sormontato da corona.Sec. XVIII


Questa serie di stemmi si trovava nell’antico convento annesso alla chiesa di Santa Maria Maddalena sotto alle lunette del soffitto a vele. Questi stemmi posizionati ai piedi di otto affreschi raffiguranti i miracoli di S. Antonio da Padova rappresentano gli stemmi dei nobili committenti. Sec. XVI

Giovanni Todesco

Giuseppe Conceri

Francesco Fontana

Giovanni Antonio Andriani

Matteo Bontura e Bernardino Spinelli

Silvestro Girolamo Alberti

Ill. Sig. Carlo M.

Vicenzo Caldonio

Lunetta con Sant’Antonio che parla alle folle.

(1) Chiappa B., ISOLA DELLA SCALA, Territorio e società rurale nella media pianura veronese, pubblicato a cura del Comune di Isola della Scala, Vago di Lavagno 2002, pag. 247
(2) Chiappa B., Sandrini A., Villa Pindemonte a Isola della Scala, Stamperia Valdonega, Arbizzano, 2001, pag. 202.
(3) Chiappa B., ISOLA DELLA SCALA, Territorio e società rurale nella media pianura veronese, pubblicato a cura del Comune di Isola della Scala, Vago di Lavagno 2002, pag. 166.
(4) C. Cipolla, Un ignoto priorato francescano nella pianura veronese in atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura e Scienze Lettere e Arti i Commercio di Verona, LXXXVI, 1911.
(5) Chiappa B., ISOLA DELLA SCALA, Territorio e società rurale nella media pianura veronese, pubblicato a cura del Comune di Isola della Scala, Vago di Lavagno 2002, pag. 210


Stemmi ecclesiastici a Isola della Scala

Nei secoli passati, la Parrocchia di Isola della Scala disponeva di molte proprietà che le garantivano cospicue rendite. Per questo motivo era molto ambita e pertanto attribuita direttamente dal Papa a prelati dell’alto clero, che si limitavano a percepirne le rendite senza mai abitarvi, commissionando ad altri sacerdoti il compito di guidare la parrocchia.
E’ per questo che numerosi sono gli stemmi presenti in Abbazia, in vari oratori e in altri immobili attigui. 

Questo stemma in tufo si trova sopra la porta d’ingresso della pila dell’Abate, così chiamata in quanto di proprietà della parrocchia nei secoli passati. Lo stemma appartiene all’Abate Bartolomeo Cartolari.
Scudo perale con torre aperta a due finestre e mura con merli. Lo stemma è sormontato da mitria, sul lato sinistro il pastorale. 
Sec. XV


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Bartolomeo Cartolari. 
Scudo gotico con fascia centrale doppiomerlata. Lo stemma è sormontato da mitria, sul lato sinistro il pastorale.
Sec. XVII


Questo stemma si trova in Abbazia sopra la pietra tombale dell’Abate Vincenzo Quirini.
Scudo sagomato con fascia centrale caricata di tre gigli. Sormontano lo stemma mitria e pastorale.
Sec. XVI


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Vincenzo Quirini.
Scudo sagomato con fascia centrale caricata di tre gigli. Sormontano lo stemma mitria e pastorale. 
Sec. XVII


Questo stemma in gesso si trova all’interno dell’Abbazia sulla parete est. Appartiene all’Abate Niccolò Del Bene.
Scudo sagomato a tre bande doppiomerlate. Sormontano lo stemma mitria e pastorale.
Sec. XVI


Questo stemma in pietra si trova all’interno dell’Abbazia sopra l’arcone dell’Altar Maggiore. Appartiene all’Abate Niccolò Del Bene.
Stemma a cartoccio d’oro a tre bande doppiomerlate di rosso.
1590


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Niccolò Del Bene.
Scudo sagomato a tre bande doppiomerlate. Sormontano lo stemma mitria e pastorale.
Sec. XVII


Questo stemma dipinto ad affresco si trova sul soffitto dell’archivio della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Niccolò Del Bene.
D’oro a tre bande doppiomerlate di rosso.
1584


Questo stemma si trova all’interno dell’Abbazia, al centro del timpano sopra l’Altar Maggiore. Appartiene al Vescovo di Verona Agostino Valier.
Stemma a cartoccio: spaccato, d’oro e di rosso, all’aquila abbassata, linguata e coronata dell’uno e dell’altro. Sovrasta lo stemma il galero con 12 fiocchi.
1590


Questo stemma ad affresco si trova all’interno dell’Abbazia, in alto a sinistra sulla parete est. Appartiene all’Abate Silvano Cocconio.
D’azzurro al montone saliente d’oro. Lo stemma ha come supporti due sibille.
Sec. XVII


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Silvano Cocconio.
Stemma a cartoccio: d’azzurro al montone saliente d’oro. Lo stemma ha come supporti due sibille, è sormontato dal galero affiancato da mitria e pastorale. Ai piedi dello stemma è presente la testa di un leone, in cima invece il volto di un angelo.
Sec. XVII


Questo stemma in pietra si trova sotto la statua di San Giacomo presente sul sagrato dell’Abbazia. Appartiene all’Abate Silvano Cocconio.
Stemma a cartoccio in pietra: montone saliente. Lo stemma è sormontato dal galero e affiancato da mitria e pastorale.
Sec. XVII


Questo stemma scolpito in pietra si trova sotto il piedistallo della statua di S. Paolo presente sul sagrato dell’Abbazia. Appartiene all’Abate Silvano Cocconio.
Stemma a cartoccio in pietra: montone saliente. Lo stemma è sormontato dal galero e affiancato da mitria e pastorale.
Sec. XVII


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’arciprete Antonio Pulcri.

Sec. XVII


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene al Cardinale Cristoforo Maroni.
Seppure con difficoltà, è ancora visibile il leopardo in maestà che caratterizza questo stemma. Lo scudo sagomato è sormontato da galero con venti fiocchi, mitria e pastorale. 
Sec. XVII


Questo stemma in pietra si trova sopra la porta d’ingresso della chiesa della Madonna al Ponte della Formiga. Appartiene all’Abate Gerolamo Bongiovanni.
Scudo perale: Croce di S. Andrea.
Sormontano lo stemma il volto di un angelo e la corona; ai lati mitria e pastorale.
1687


Questo stemma si trova all’interno della Chiesa della Madonna in località Bastia. E’ dipinto sulla tela posta sull’altare di sinistra. Appartiene all’Abate Gerolamo Bongiovanni.
Stemma a scudo semplice: Croce di S. Andrea.
Sormontano lo stemma la corona, mitria e pastorale.
Sorreggono lo stemma due putti.
fine Sec. XVII


Questo stemma si trova sulla parete nord della Canonica Abbaziale. Appartiene all’Abate Gerolamo Bongiovanni.
Lo stemma ad affresco è caratterizzato dalla croce di S. Andrea, che ora purtroppo non è più visibile. E’ sormontato dalla croce e sulla destra appare il pastorale.
Sec. XVII


Questo stemma in pietra si trova sulla parete ovest del cortile interno dell’Abbazia. Appartiene al  Cardinale Giovanni Michieli.
Stemma sagomato, fasciato e caricato nelle fascie da bisanti in numero di 6-5-4-3-2-1, sormontato da galero con venti fiocchi.

Recava la seguente scritta ora scomparsa:
JOAN MICHAEL VENETI CARD
SANCTANGELI EI[…]
[…]NEN EPISCOPI MVNIFICENTIA
ANNO SALUTIS M D II
Sec. XVI


All’interno delle lunette del soffitto a vele della sacrestia vecchia dell’Abbazia è presente un ciclo di quindici affreschi (bisognosi di restaro) che narrano la vita e i miracoli di S. Stefano. Della vita, in particolare, sono presenti la lapidazione e l’invenzione della tomba. Alla base di ogni episodio c’è una breve descrizione in versi della vicenda e il nome con lo stemma del religioso committente. Sulla base stilistica e con riferimento ai nomi dei committenti si può far risalire la realizzazione di questo ciclo di affreschi tra le fine del ‘600 e gli inizi del ‘700.